CantieriComuni a Babel_2

babelCantieri Comuni ha svolto un laboratorio sull’abitare, domenica 20 maggio  durante il festival sull’abitare critico BaBel2, organizzato al Forte Prenestino.

Il filo conduttore del Festival era il Diritto alla città, uno slogan inventato negli anni ’60 in Francia da Henry Lefebvre e ripreso ultimamente da David Harvey e da altri intellettuali che si occupano di ambiente urbano come habitat delle persone.

Il diritto alla città può essere declinato in molti modi: che cosa significa oggi “abitare”? Chi ha diritto alla città? Come si concretizza materialmente questo diritto?

Cantieri Comuni ha tentato di dare una risposta, senza dubbio parziale, attraverso il laboratorio. Abbiamo declinato il diritto alla città come diritto all’opera, all’uso e alla costruzione della città, come diritto al gioco e all’espressione di sé, focalizzandoci sui bambini e sulle bambine, perché una città a misura di bambino è una città per tutti.

Il titolo del laboratorio era: “Solo chi ha saputo rannicchiarsi sa abitare con intensità” e come sottotitolo “Dal nido alla città – dalla città al nido”. Per questo abbiamo invitato i bambini e le bambine a costruire una casetta in cui potersi rannicchiare. I materiali a disposizione erano scatole di cartone di grandi dimensioni e scatole da camicie, ritagli di legno, stoffe, coni di cartone, forbici, nastro adesivo, colla, pennarelli e altro materiale. Non avevamo progetto, la nostra casetta – nido è stata costruita per tentativi, modifiche, cambiamenti continui, come in un gioco (perché di un gioco si trattava: era un nostro diritto e ce lo siamo preso). Era bello vedere la nostra casetta che si ingrandiva, cambiava grazie alla collaborazione di tutte e tutti. Era bello cominciare da subito a usarla, già mentre si costruiva: bussare alla porta di cartone, costruire le pareti, mettere le tendine, guardare attraverso i coni – periscopi, rannicchiarsi dentro le “stanzette”. Fino a che, buttandosi contro le pareti, ci siamo presi anche il diritto di distruggere il nostro lavoro, il nostro gioco, e abbiamo buttato giù la casetta. Faceva parte del gioco anche quello. E ce lo siamo goduto fino in fondo.

Una frase del Piccolo Principe dice “Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano”. Durante il laboratorio abbiamo voluto farglielo ricordare, fare incontrare a distanza l’immaginario delle bambine e la memoria dei grandi. E lo abbiamo fatto attraverso un’attività tipica dell’infanzia: il disegno. Mentre da una parte della piazza d’armi, sotto un gazebo per ripararci dalla pioggia, la casetta era in costruzione, alcune persone stavano finendo il pranzo della domenica e approfittando del loro momento conviviale siamo passate tra i tavoli a chiedere a chi voleva di disegnare il suo “luogo del rannicchio” il posto dove da piccolo si rintanava a giocare. Non vi racconteremo che cosa è stato disegnato. Vi invitiamo a prendere un foglio, chiudere gli occhi un attimo, se vi va, prendere il pennarello e disegnare: qual era il tuo nido?

Se vuoi mandarci il tuo disegno: info [at] cantiericomuni.org

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