No ospedali? No parti!

Con la collaborazione e la consulenza di Gabriella Pacini Ass. Vita di Donna.

La scelta del tema: L’ospedalizzazione del parto

Nella nostra società il parto è stato medicalizzato e sottomesso ad una  tecnologica , chirurgica e farmacologica, molto invasiva  e con  costi umani e sociali elevatissimi.

Il bisogno di sicurezza della donna,la sua paura nel confrontarsi con un evento “naturale” ma contemporaneamente nuovo e sconosciuto, è stata la leva sulla quale fare pressione.

Non abbiamo  più riconosciuto le  competenze che invece storicamente riconoscevamo alle donne: un sapere  corpo  che permetteva alle donne di avere fiducia e di poter attingere  capacità “naturale”, a delle risorse interne,  che , vere o presunte che siano , le consentivano di  lasciarsi andare e partorire.

La donna, al contrario , viene vista come soggetto passivo e incapace di comprendere la complessità dell’evento parto: più o meno consapevolmente  è stato messo in atto un dis-empowement, una delegittimazzione del ruolo della donna come protagonista .

Il protagonista della sala parto  moderna è il medico: l’operatore sanitario che “sa” e “salva” la donna  dal dolore e il bambino  da chissà quale danno per la salute

L’Italia è il 1° paese in Europa e il 3° nel mondo per  tagli cesarei,con importanti conseguenze per la salute delle donne e spesso anche per i bambini che, contrariamente a quanto si pensi,non ricevono  effetti positivi  da una  nascita chirurgica se non c’è un  indicazione, ma un più difficile adattamento nei primi minuti di vita. Alla grande maggioranza delle donne viene imposta la posizione sdraiata per il parto, malgrado le evidenze scientifiche  dimostrino i grandi vantaggi della libera scelta, e tanti altri sono i rituali che  si susseguono all’interno dell’ospedale.

La scelta del metodo: Il teatro forum 

 Il Teatro Forum mette in scena storie problematiche nelle quali il pubblico può riconoscersi. Non essendoci un lieto fine, chiede poi al pubblico di suggerire ai personaggi idee, strategie per cambiare il corso di queste storie, per farle finire in maniera meno oppressiva. Suggerimenti da verificare in scena. Con lo spettatore che, diventato attore, si allenerà a diventare un po’ più protagonista della propria vita.

il TF è uno strumento di conoscenza: porta a galla dei problemi più o meno nascosti, ma reali; vederli rappresentati li evidenzia e stimola la riflessione, poter intervenire nella finzione rende le situazioni reali più riconoscibili, evidenziando la volontà dei personaggi, confrontarsi con la ricerca di soluzioni o possibilità di intervento porta alla conoscenza di diverse opportunità.

il TF è un metodo inclusivo: si basa sul presupposto che chiunque può essere un attore e di conseguenza possa prendere parte alla scena. Non c’è giudizio sulle opinioni, né sui risultati: si tratta di un metodo con cui semplicemente si discute.

il TF può essere un metodo escludente: la timidezza rappresenta un grosso ostacolo per chi ha intenzione di entrare a recitare: si tratta di mettersi in gioco davanti a tutti e accettare il rischio di sbagliare. È necessario che sia ben chiara la sospensione del giudizio sulla prova.

il TF da spazio per partecipare perché fa sì che gli interventi siano brevi e concentrati, lasciando a più persone il tempo di prendere la parola: l’evidenza della scena non lascia spazio a lunghe spiegazioni e chi si dilunga in chiacchiere viene immediatamente invitato a mostrare quello che dice.

Il TF da la parola a chi di solito non la prende perché mette in gioco modalità di espressione diverse da quelle classiche, quindi non è necessario mostrare pensieri profondi e articolati, né mettere in campo grande arte oratoria. In una scena posso solo mettere alla prova le mie idee, perché le azioni e i moventi sono evidenti.

Il TF tiene desta l’attenzione, perché gli interventi sono brevi e il pubblico rimane sempre coinvolto nel dibattito sulle scelte da fare, in questo modo si evitano le ripetizioni, perché tutti sono più occupati a cercare soluzioni creative che a farsi comprendere da degli uditori.

il TF da l’opportunità di provare (e sbagliare). Un vecchio adagio dice che “sbagliando si impara” e il TF è un’arena in cui gli errori sono i benvenuti, perché si punta a trovare delle possibili soluzioni e non la risposta giusta. La ricchezza dello strumento sta nel fatto che ogni contributo è valido e partire da questo presupposto fa sì che ci si soffermi più sul valore positivo del contributo che sull’imbarazzo per l’errore commesso.

il TF cambia il punto di vista dominante perché mette in campo punti di vista diversi e perché ha come protagonista una persona, che non riesce a realizzare i suoi desideri, perché nel tentativo commette degli errori anche grossolani. Il gioco sta nel mettersi nei suoi panni, quindi nel fare i conti con l’imperfezione, a dispetto del pensiero unico, che ci vorrebbe tutti perfetti e che quindi porta a nascondere le impurità.

Il TdO stimola l’azione: “Il teatro dell’oppresso deve sempre portare alla costruzione di un modello di azione futura: i temi scelti nelle rappresentazioni sono temi reali, veri, urgenti, e; la ricerca di “soluzioni”, o quantomeno di alternative, si giocano nell’ottica della possibilità di vivere tali situazioni nella vita reale. “Non basta aver coscienza che il mondo deve essere trasformato: bisogna trasformarlo!”…” (da www.livres.it)

La Compagnia di Teatro Instabile Tuscia Romana

La Compagnia di Teatro Instabile Tuscia Romana nasce dalla volontà di alcuni residenti ed attivisti della Tuscia Romana di denunciare e combattere tutte le forme di abuso sul territorio. Per far questo si è scelto di utilizzare come strumento e arma il Teatro dell’Oppresso. La compagnia è nata a Gennaio del 2012 ed ha già all’attivo due spettacoli di Teatro Forum “Facciamoci strada” riflessione sulle forme di repressione degli spazi di autonomia dei bambini promosse e normate nel nome della “sicurezza”. “No ospedali ? No parti!” spettacolo denuncia sugli abusi e le violenze verso le partorienti ed i neonati, ormai, quasi irriconoscibili come tali perché considerate prassi all’interno dei reparti e nella formazione di ginecologi ed ostetriche.

 

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